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IL BREVETTO

PER PROTEGGERE LE TUE IDEE


Cos’è il brevetto

La parola “brevetto”, a seconda del contesto, si riferisce ad un “dirittocosiddetto reale (nel senso che è opponibile a chiunque) e consistente nel fatto di poter produrre, importare/esportare, vendere in esclusiva e nell’ambito di un territorio specifico (ad esempio un singolo Stato) un certo bene o attuare in esclusiva un certo procedimento produttivo; oppure si riferisce ad un documento, che attesta l’esistenza del diritto e ne spiega l’estensione.



L’istituto della protezione brevettuale (che ha assunto rilevanza a partire dal 1800) è infatti nato con lo scopo di promuovere il progresso, da una parte concedendo per un periodo limitato di tempo (al massimo 20 anni) un “premio” (il diritto) consistente nel vantaggio competitivo di poter sfruttare una innovazione in regime di monopolio, dall’altra parte richiedendo di corredare la domanda di brevetto con una descrizione tecnica (il documento) che, venendo resa pubblica dopo 18 mesi dal deposito della domanda di esclusiva, mette in grado i terzi di conoscere l’innovazione in ogni dettaglio.

I documenti brevettuali, una volta pubblicati, sono raccolti in banche dati accessibili a tutti. Questo permette di ottenere importanti vantaggi, quali:

1. la diffusione di conoscenze tecniche che rimarrebbero altrimenti, per la maggior parte, segrete;

2. la produzione di nuova innovazione, stimolando i concorrenti a ricercare soluzioni alternative;

3. il recupero degli investimenti effettuati in ricerca e sviluppo.

La durata dei brevetti che hanno per oggetto un farmaco o un prodotto fito-sanitario, prodotti che non possono quindi raggiungere il mercato senza ottenere prima una registrazione amministrativa, può essere estesa oltre i 20 anni (al più, di 5 anni), mediante il deposito di un “Certificato complementare di protezione”, al fine di recuperare il tempo necessario per la registrazione.

Affinché il diritto di brevetto resti in vigore per tutto il tempo previsto devono però essere soddisfatti certi oneri, quali quello di utilizzare effettivamente il ritrovato brevettato e, nella maggior parte delle nazioni, quello di pagare una tassa annuale, progressivamente crescente, fino alla data di cessazione naturale del monopolio, pena la decadenza anticipata dello stesso.

I requisiti per il brevetto

Non tutte le innovazioni sono brevettabili, ma solo quelle che rappresentano la nuova ed originale soluzione di un problema tecnico, ovvero che soddisfano i requisiti di novità, attività inventiva (o originalità) ed industrialità.

Per possedere novità occorre che il ritrovato, al momento del deposito della domanda di brevetto, non sia stato divulgato, cioè reso accessibile al pubblico, ad esempio attraverso la vendita o l’offerta in vendita, la presentazione in una mostra o su una rivista, neppure dallo stesso ideatore (l’inventore). Quindi, è necessario tenere segreta l’invenzione almeno fino alla data del deposito della domanda di brevetto, tutelandosi nel frattempo nei confronti di terzi (progettisti, subfornitori) mediante accordi di riservatezza.

Per possedere originalità occorre che l’invenzione, al momento del deposito della domanda di brevetto, non risulti in modo ovvio dalla somma delle conoscenze pre-esistenti (lo stato della tecnica) per un tecnico del settore. È chiaro che mentre il requisito della novità è oggettivo, il requisito dell’originalità può essere fortemente soggettivo.

Per possedere industrialità l’invenzione deve risolvere un problema tecnico in campo industriale (inteso in senso lato ed includente anche l’attività agricola).

Struttura del documento brevettuale

Una prima parte del documento brevettuale fornisce un riassunto sintetico del ritrovato. Una seconda parte è destinata all’individuazione ed alla descrizione di almeno un esempio di realizzazione dell’invenzione (la “descrizione”) eventualmente con l’ausilio di figure e di dati sperimentali presentati in forma di grafici o tabelle, allegati alla o integrati nella descrizione. Una terza ed ultima parte è, infine, volta a precisare le caratteristiche inventive per le quali si richiede la protezione giuridica dell’esclusiva (le “rivendicazioni”).

Le rivendicazioni, eventualmente interpretate in base alla descrizione, identificano pertanto l’invenzione oggetto della tutela e delimitano l’ambito di esclusività richiesto, in modo da permettere ai terzi di capire quali attività ricadono nell’ambito della protezione brevettuale, e sono pertanto illecite, e quali no.

I diversi tipi di brevetto

Le innovazioni di contenuto tecnico possono consistere in nuovi prodotti, nuovi procedimenti o metodi per fabbricare prodotti nuovi o noti, o nuovi usi di prodotti noti; forma di brevettazione, quest’ultima, che sconfina in quella di procedimento, da cui differisce soprattutto per caratteri formali, ed è utilizzata spesso per aggirare il divieto di brevettazione (esclusi gli USA) dei metodi terapeutici e diagnostici.

Tutte queste invenzioni, possono essere protette, in Italia, con due tipi di brevetto:

  • brevetto d’Invenzione;
  • brevetto per Modello di Utilità.

Quest’ultimo, differisce dal primo unicamente per la durata ridotta, che è solo di 10 anni in totale (articolati in 5 anni di durata più 5 anni di rinnovo, soggetto al pagamento di una tassa) e per il fatto che con esso sono proteggibili unicamente nuovi prodotti e non un procedimento od uso. Esso è tradizionalmente usato per proteggere ritrovati di minore originalità, quali piccoli perfezionamenti a prodotti esistenti. Il brevetto di invenzione è la forma più diffusa di brevettazione e, nella maggior parte dei Paesi, è l’unica possibile.

Il deposito in Italia di una domanda di brevetto o modello di utilità, può essere effettuato presso la Camera di Commercio di un capoluogo di provincia, e consiste nella preparazione di una certa modulistica, della descrizione tecnica già ricordata e nel pagamento delle prescritte tasse. È oggi effettuabile interamente on-line.

La brevettazione all’Estero

Come visto, la protezione brevettuale è territorialmente limitata: un brevetto italiano proteggerà (esplicherà il diritto di esclusiva) nel solo territorio italiano. Pertanto, per proteggersi fuori dal confine nazionale è necessario provvedere a depositare corrispondenti (cioè aventi identico contenuto) domande di brevetto in tutti gli Stati esteri di interesse, come ad esempio in quelli considerati mercati potenzialmente importanti o sedi di un importante concorrente. Questa operazione è chiamata “Estensione”.

Per effettuare l’estensione sono previste tempistiche ben precise. Un primo temine, detto di priorità, è fissato in 12 mesi dal deposito della domanda: se si effettua l’estensione entro questo termine, la data del deposito estero viene, ai fini della valutazione della novità, retrocessa a quella del primo deposito nazionale. Pertanto, subito dopo quest’ultimo si può divulgare l’invenzione senza far venir meno la possibilità di effettuare i depositi esteri in un secondo tempo. Parimenti, l’effettuazione del deposito in una nazione estera “annulla” domande di contenuto identico nel frattempo presentate da terzi in quella nazione. Il termine finale per effettuare l’estensione è di 18 mesi dal deposito della domanda: entro tale termine, la domanda viene resa di pubblico dominio, facendo venir meno il requisito della novità in tutti i Paesi che non sono ancora stati protetti. Questo impedisce a tutti, inventore compreso, di depositare in essi la domanda di brevetto.

Nella maggior parte dei Paesi esteri le domande di brevetto sono rilasciate solo a seguito di un esame di merito includente una ricerca di anteriorità tesa a ritrovare brevetti precedenti (o altra documentazione tecnica) relativi alla soluzione di un medesimo o simile problema tecnico e di un esame tecnico, nel corso del quale viene valutata la presenza o meno dei requisiti di novità ed originalità e se la descrizione dell’invenzione sia sufficientemente dettagliata.

Tale esame tecnico si svolge in contraddittorio con il richiedente o con il suo mandatario, e si conclude con il rilascio del brevetto (eventualmente limitato per tenere conto dei rilievi dell’esaminatore), oppure con il rigetto della domanda. In Italia, solo recentemente e per le sole domande di brevetto d’invenzione, si esegue la ricerca di anteriorità.

Il brevetto Europeo ed il PCT

Il “brevetto europeo” indica una procedura centralizzata di deposito e di rilascio regolata dalla Convenzione per il Brevetto Europeo (CBE). Nata ai fini di semplificare l’estensione, copre attualmente 36 Paesi, inclusi molti non UE. Per coprire tutti questi Paesi (o solo alcuni, a scelta del richiedente) sarà dunque necessario effettuare un solo deposito e seguire un solo esame. Tuttavia, al suo termine, questa procedura non fornisce un brevetto europeo, inteso come un unico brevetto valido in tutti i Paesi richiesti, bensì un fascio di brevetti nazionali, tutti identici tra loro. In altre parole, questa procedura presenta la stessa flessibilità dei singoli depositi nazionali e fornisce l’esatto, identico risultato, ma semplifica di molto sia la fase di deposito, sia le fasi di esame e di rilascio e, soprattutto, evita che la medesima domanda di brevetto abbia esiti diversi nei vari Paesi di estensione.

Un ulteriore vantaggio consiste nel fatto che, una volta ottenuto, il brevetto europeo può essere contestato di fronte allo stesso Ufficio Europeo, entro il termine di 9 mesi dal rilascio, da qualunque terzo che riesca a presentare della documentazione invalidante il brevetto, eventualmente non ritrovata nel corso dell’esame. Si tratta della procedura di opposizione, della quale sia il terzo opponente, sia il titolare del brevetto sono parti, che vengono ascoltate in contraddittorio. L’esito finale può essere o il mantenimento del brevetto tale e quale o con alcune limitazioni, o la revoca dello stesso.

Il termine PCT indica una convenzione internazionale (Patent Cooperation Treaty) che prevede una fase centralizzata di deposito della domanda e di ricerca di anteriorità, con emissione di un parere finale di brevettabilità, non vincolante. A questo punto la procedura centralizzata termina e occorre eseguire il deposito della domanda di brevetto nei Paesi di interesse. Tale procedura presenta un duplice vantaggio: in primo luogo essa copre, con un costo contenuto (paragonabile a quello del deposito di una domanda europea) la maggior parte dei Paesi del mondo; secondariamente, permette di rinviare ogni decisione sul deposito della domanda di brevetto nei vari Paesi di interesse (ed anche le spese relative) fino a 30 mesi (in alcuni stati 31) contati a partire dalla data di deposito della domanda di origine.

Il richiedente non è obbligato ad effettuare prima un deposito nazionale e poi l’estensione, ma può decidere di effettuare direttamente un deposito PCT o tramite la CBE; se residente in Italia, il richiedente deve però effettuare, per legge, tale primo deposito estero a Roma. Sarà poi l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi a trasmettere la domanda agli enti internazionali competenti.

 


DAL BIOTECH AL BUSINESS


Una problematica in campo sanitario è la diagnosi di infezioni primarie e secondarie da HCMV (Cytomegalovirus umano), che sono la causa primaria di sindrome di Down.

Alcuni ricercatori italiani scoprono che sequenze parziali di specifiche proteine virali sono altamente immunogene e depositano domande di brevetto italiane dirette a coprire tali sequenze parziali ed il loro uso in un kit diagnostico.

Successivamente, essi scoprono che assemblando tali sequenze con altre non brevettate in una singola proteina di fusione tramite un vettore p-ROS modificato ed una sequenza ponte si ottiene un costrutto capace di mimare il comportamento del virus intero, fornendo diagnosi di alta specificità. Viene depositata una domanda italiana di brevetto cui fa seguito un accordo con una multinazionale per lo sviluppo congiunto di una applicazione commerciale. Entro il termine di priorità viene realizzata una versione perfezionata della proteina di fusione in CSK. Usando un vettore p-TB201 modificato, avente in un test ELISA alta specificità per le IgG e IgM, e fornendo così uno strumento per differenziare l’infezione primaria da quella secondaria. La domanda italiana viene estesa come PCT, con l’aggiunta del perfezionamento.

Successivamente viene messo a punto un kit Western Blott perfezionato combinante proteine virali e di fusione con bande di controllo per la CSK. La struttura fisica (lay-out) ed altre caratteristiche del kit sono brevettate con una separata domanda, con l’idea che i ricercatori italiani stabiliscano una propria azienda per produrre il Western Blott, da usarsi come controllo per eventuali falsi positivi del test ELISA. Purtroppo l’operazione diventa irrealizzabile nei tempi necessari a causa della burocrazia italiana e il kit deve venire licenziato ad una azienda dell’Estremo Oriente.

Questo esempio mostra in che modo ed entro che limiti è possibile usare i brevetti per passare da una scoperta scientifica a concrete occasioni di business e ci conferma che burocrazia e innovazione, purtroppo, spesso non vanno d’accordo.




Ing. Rinaldo Plebani
Studio Torta



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