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LE ORIGINI DELLA
PROPRIETA' INTELLETTUALE

 


La Proprietà Intellettuale e Industriale

Avere idee innovative è estremamente appagante, ma spesso la semplice soddisfazione derivante dal creare qualcosa di nuovo ed originale non è sufficiente e perciò nasce la necessità di trarre maggior beneficio - morale ed economico - dalla propria inventiva.

In mancanza di un ritorno certo derivante dal risultato dell’innovazione, può sorgere la propensione a mantenere segreta la propria idea anche per timore che terzi possano ingiustamente appropriarsene.

La Proprietà Industriale e Intellettuale (PI) nasce come soluzione alle suddette problematiche ed indica quell’insieme di strumenti giuridici e amministrativi rivolti a tutelare e valorizzare i frutti della creatività e dell’ingegno umano.

In particolare, il concetto di Proprietà Intellettuale si applica alla protezione delle arti letterarie, figurative, musicali e più recentemente al software (diritti d’autore), mentre la Proprietà Industriale riguarda l’innovazione sotto un profilo tecnologico (brevetti e modelli d’utilità) e distintivo (marchi e design).



Attraverso questi strumenti viene riconosciuto in capo ai titolari un diritto morale e patrimoniale che consente lo sfruttamento esclusivo delle loro creazioni e la possibilità di tutelarsi contro eventuali copiature da parte di soggetti non autorizzati.

Mentre i diritti di Proprietà Industriale si acquistano mediante un processo di registrazione del bene, il diritto d’autore è un diritto “non titolato”. Non c’è infatti l’obbligo di seguire un processo amministrativo per l’ottenimento del diritto che nasce automaticamente con la creazione dell’opera. L’eventuale registrazione rafforza e definisce meglio il diritto afferente all’autore.


Un po’ di storia

La prima forma ufficiale di protezione delle opere d’ingegno è rappresentata dallo Statuto dei Brevetti, promulgato nel 1474 dalla Serenissima Repubblica di Venezia, che in maniera sorprendente stabilisce fin da allora i principi fondamentali che regolano le attuali leggi sui diritti di Proprietà Intellettuale.

LA LEGGE VENEZIA

“Ci sono molti uomini in questa città e nelle sue vicinanze, attratti dalla sua eccellenza e magnificenza, molti uomini di diverse origini, con menti ingegnose e in grado di immaginare e scoprire diversi oggetti artificiosi. E se fosse possibile garantire loro l’onore che altri uomini non si impossessino dei loro artifici, allora questi uomini userebbero le loro menti per scoprire cose di non poca utilità per la nostra repubblica. Chiunque creerà nella nostra Venezia un nuovo ingegnoso artificio, non creato da nessun altro in precedenza, sarà obbligato a registrarlo negli uffici comunali. Non sarà possibile a nessun altro uomo della nostra repubblica creare un oggetto a immagine e somiglianza di quello, senza il permesso dell’inventore, per un periodo di dieci anni.”


La legge, emanata il 19 marzo 1474 dalla Serenissima Repubblica di Venezia, rappresenta una delle prime forme di tutela ufficiale della creatività e delle opere d’ingegno. Nata con l’intento di difendere gli inventori, fonte di guadagno per la città, espone in poche righe tutte le caratteristiche che un titolo di Proprietà Intellettuale, ed in particolare un brevetto, deve possedere. Essa sottolinea infatti i requisiti di novità (un nuovo ingegnoso artificio), originalità (non creato da nessun altro in precedenza) e industrialità (di non poca utilità) dell’invenzione, ed evidenzia il fatto che per essere ufficialmente protetta deve seguire un procedimento di registrazione (obbligato a registrarlo negli uffici comunali). L’inventore ottiene così il diritto di poter utilizzare (produrre, importare/esportare, vendere) in esclusiva e nell’ambito di un territorio specifico un certo bene per un determinato periodo di tempo (all’epoca 10 anni, oggi esteso ad un massimo di 20), pena una punizione per i contravventori. La Legge Venezia prende anche in considerazione la contraffazione per equivalenti, affermando infatti che non sarà neanche possibile creare oggetti simili a quello registrato (a somiglianza di quello).



Seguirono lo Statuto dei Monopoli, promulgato in Inghilterra nel 1623, e il Patent Act, ufficializzato negli Stati Uniti d’America nel 1790.

Nel XIX secolo molti altri Stati cominciarono a redigere leggi nazionali specifiche a tutela della Proprietà Intellettuale. In Italia troverà applicazione la legge n. 782 del 12 Marzo 1855 su “Privative per invenzioni o scoperte industriali” emanata da Vittorio Emanuele II, all’epoca Re di Sardegna.

Con la rivoluzione industriale e la crescita degli scambi commerciali, nacque l’esigenza di armonizzare le diverse leggi locali.

Furono così firmati due importanti trattati internazionali: la Convenzione di Parigi per la Protezione della Proprietà Industriale (1883) e la Convenzione di Berna per le Opere Letterarie e Artistiche (1886).

IL CONGRESSO DEGLI STATI UNITI RICONOSCE A MEUCCI L’INVENZIONE DEL TELEFONO


Antonio Meucci è stato uno tra i più famosi inventori italiani, celebre principalmente per l’invenzione del telefono. Attorno al 1854 costruì il primo prototipo di telefono (il “telettrofono”) e incaricò l’amico artista Nestore Corradi di disegnare uno schizzo che rappresentasse una delle prove della paternità dell’invenzione.


A causa di gravi difficoltà finanziarie, Meucci non riuscì purtroppo a trovare denaro a sufficienza per brevettare la sua invenzione. Fu costretto a presentare un brevetto temporaneo, denominato caveat, da rinnovare di anno in anno al prezzo di 10 dollari e che riuscì a mantenere solo fino al 1873 (per un brevetto definitivo gli furono chiesti circa 200 dollari, ma Meucci non riuscì a racimolarne più di 20).

A brevettare il telefono fu invece nel 1876 Alexander Graham Bell, al quale Meucci si era rivolto in via confidenziale esponendogli la sua invenzione. Per oltre un secolo, ad eccezione che in Italia, Bell è stato considerato l’inventore del telefono. Solo nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti, attribuì finalmente i meriti dell’invenzione a Meucci, affermando che se avesse avuto sufficiente denaro per depositare un brevetto, Bell non avrebbe potuto registrare il suo.

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Whereas if Meucci had been able to pay the $10 fee to maintain the caveat after 1874, no patent could have been issued to Bell: Now, therefore, be it...
Resolved, That it is the sense of the House of Representatives that the life and achievements of Antonio Meucci should be recognized, and his work in the invention of the telephone should be acknowledged.


Con questi due trattati si istituirono il principio di reciprocità e il diritto di priorità.

Gli Stati firmatari si impegnarono a riconoscere ai cittadini degli altri Paesi gli stessi diritti in materia di Proprietà Intellettuale riconosciuti ai propri cittadini (principio di reciprocità).

In aggiunta, per evitare che il diritto su un’invenzione fosse assegnato ad inventori diversi a seconda di chi aveva depositato per primo il titolo in uno degli Stati aderenti, con la rivendicazione della data di priorità, la protezione dell’invenzione e la sua titolarità decorrono dal deposito della prima domanda di brevetto o marchio, fatta dal primo creatore in un qualsiasi Paese aderente alla Convenzione.


Il Codice italiano della Proprietà Industriale

Il Codice della Proprietà Industriale è stato introdotto nell’ordinamento giuridico italiano dal decreto legislativo n. 30 del 10 febbraio 2005.

Esso rappresenta un testo unico che raccoglie tutte le norme attinenti al campo dei brevetti e dei marchi e ha lo scopo non solo di semplificare e modernizzare la materia, ma anche di attuare l’armonizzazione delle norme interne con il diritto comunitario e le convenzioni internazionali.

Resta fuori da questa opera di codificazione la normativa sul diritto d’autore, il cui riferimento è ancora la legge n. 633 del 1941, con le successive e numerose modifiche.

Per ogni titolo di Proprietà Industriale il Codice regola l’oggetto del diritto, i requisiti per ottenerlo e le eccezioni agli stessi, gli effetti della tutela, la sua durata, i diritti e gli oneri ad essa connessi, le limitazioni a tali diritti, le cause di decadenza e di nullità.

Recentemente è stato pubblicato anche il Regolamento di attuazione che regola ed implementa l’applicazione del Codice di Proprietà Industriale.

ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA PROPRIETA' INTELLETTUALE

L’Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale (World Intellectual Property Organization - WIPO) è un’organizzazione specializzata delle Nazioni Unite. Fondata nel 1967 con sede a Ginevra, essa ha lo scopo di sviluppare una politica internazionale a tutela e valorizzazione della Proprietà Intellettuale che premia la creatività, stimola l’innovazione e contribuisce allo sviluppo economico.

Tra i servizi offerti dalla WIPO c’è la possibilità di effettuare una registrazione internazionale, che consente ai richiedenti di ottenere in più Paesi la protezione dei loro brevetti, marchi o disegni, presentando un’unica domanda.

Dal 2000 la WIPO ha identifcato nel 26 aprile la giornata mondiale dedicata alla Proprietà Intellettuale (IP Day). Il suo principale obiettivo è incoraggiare la protezione della creatività umana, nonché il rispetto dei relativi diritti di Proprietà Intellettuale, aumentando la consapevolezza dell’impatto che brevetti, marchi, copyright, design e modelli hanno sul progresso economico, tecnologico e sociale.


 

L’importanza della ricompensa all’inventore come strumento di progresso

Molte volte in passato, soprattutto agli albori della rivoluzione industriale, l’essere riconosciuti titolari di un brevetto produceva un vantaggio competitivo tale da creare la fortuna dell’inventore.

Questo è ancora vero in tempi più recenti, se si pensa alle fortune economiche basate su un’idea originale come quella avuta da Chester Carlson, inventore della xerografia, cioè il processo per fare fotocopie su carta comune, o da Edwin Land, inventore della fotografia istantanea (Polaroid).

Meno fortunato fu Antonio Meucci, inventore del primo prototipo di telefono che, a causa di gravi difficoltà finanziarie, non riuscì purtroppo a trovare denaro a sufficienza per brevettare la sua invenzione, che fu invece registrata qualche anno dopo da Alexander Graham Bell e sulla quale fu creato un impero economico.

Il caso Meucci è una chiara dimostrazione che l’ottenimento del vantaggio competitivo dato dal brevetto, purtroppo, ha un costo.

 


TUTELA SOVRANNAZIONALE DI BREVETTI E MARCHI: EPO E OHMI

L’Ufficio Europeo Brevetti di Monaco (European Patent Office - EPO) è l’organismo cui è affidato il compito di uniformare negli Stati membri (attualmente 40) la procedura per l’ottenimento di un brevetto europeo.

L’agenzia competente per la registrazione di marchi, disegni e modelli è invece l’Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno (Office of Harmonization for the Internal Market - OHMI). Attraverso il marchio, il disegno o il modello comunitario si ottiene una protezione in tutto il territorio dell’Unione Europea, che comprende 27 Paesi.



Al fine di diminuire i costi di protezione della creatività sono nate autorità sovrannazionali che permettono una protezione internazionale di maggiore efficienza.

Le principali organizzazioni a tutela e promozione della Proprietà Intellettuale sono:



La Proprietà Intellettuale quale strumento a sostegno dello sviluppo

Negli ultimi 40 anni gli asset intangibili e la Proprietà Intellettuale hanno acquisito sempre maggior valore economico e strategico. Se negli anni ’70 essi rappresentavano circa il 20% del valore d’azienda, oggi tale proporzione è stata rovesciata.

Secondo recenti stime, beni immateriali, quali il marchio, il portafoglio brevetti, i diritti d’autore, ma anche la reputazione del management, il “saper fare” (know-how) dei propri dipendenti e le partnership con clienti e fornitori, contano per l’80% del valore di mercato di un’azienda. Capannoni e macchinari industriali solo per il restante 20%.

Gli intangibili sono così diventati il vero motore dell’economia moderna, specialmente nel mondo industrializzato. Vanno quindi protetti e valorizzati in quanto costituiscono un fattore di successo economico per le aziende che li sanno opportunamente gestire. Essi rappresentano infatti, oltre ad un elemento distintivo, un’eventuale fonte di finanziamento per le aziende.

I ricavi derivanti dalle royalty per l’utilizzo di un determinato marchio o brevetto possono infatti essere reinvestiti all’interno di un’azienda, generando il cosiddetto “circolo virtuoso”.

Si pensi al ritorno economico derivante dalle attività di franchising (accordo in cui un’azienda concede ad un’altra il diritto, dietro il pagamento di un canone, di utilizzare una formula commerciale consolidata – es. Mc Donalds), di merchandising (pratica di utilizzare un brand o l’immagine di un prodotto noto per venderne un altro) o di licensing tecnologico (cessione da parte del detentore di un diritto ad un altro soggetto perché lo possa utilizzare traendone dei benefici economici, come ad esempio la produzione su licenza).

Gli asset intangibili sono spesso oggetto di appropriazione indebita da parte di chi vuol competere in maniera sleale, creando un business il cui profitto è basato sostanzialmente sull’uso illegale di idee altrui. Si pensi, ad esempio, a tutto il mercato dei brand famosi del lusso, contraffati e venduti sulle bancarelle o sulle spiagge.

Il fenomeno della contraffazione crea un grosso danno al mercato, in termini di mancato guadagno da parte del detentore del diritto, mancate entrate fiscali per lo Stato, danni alla salute per prodotti non in regola e mancato reinvestimento nelle aziende dei profitti illegalmente sottratti.

A sostegno e riconoscimento della crescente necessità di tutelare la Proprietà Intellettuale, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi si è riorganizzato diventando “Direzione Generale per la lotta alla contraffazione – UIBM” e aprendo delle divisioni rivolte esclusivamente alla lotta contro questo fenomeno.

Questa è una valida risposta adottata dal nostro Paese, che ha una struttura produttiva composta in prevalenza da piccole e medie imprese ed un ricco patrimonio immateriale da difendere e valorizzare (“Made in Italy “).



LA PROPRIETÀ INTELLETTUALE:
STRUMENTO A SOSTEGNO DELL’INNOVAZIONE

Le attività di ricerca e sviluppo stanno diventando sempre più sofisticate e costose e per questo motivo è diventato estremamente importante sfruttare i diritti di Proprietà Intellettuale per supportare la crescita aziendale. I ricavi derivanti dalle royalty per l’utilizzo di un determinato brevetto, di un marchio o di un design possono infatti essere reinvestiti all’interno di un’azienda, generando così un “circolo virtuoso” che può finanziare in parte, se non addirittura completamente, ulteriori innovazioni. Ciò rappresenta un valido sistema per far in modo che un’azienda abbia un continuo flusso di capitali a sostegno del proprio sviluppo. È da notare che questo modello di business si può applicare indifferentemente alle grandi o alle piccole industrie, a quelle pubbliche come a quelle private.



Ing. Roberto Dini
Metroconsult
Roberto Dini & Partners

 

 

Disclaimer

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