ALTRO

 



TUTELA DEI DIRITTI DI PROPRIETA’ INTELLETTUALE DA PARTE DELLE AUTORITA’ DOGANALI

Sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea n. L181/15 del 29 giugno 2013 è stato pubblicato il Regolamento UE n. 608/2013 del 12 giugno 2013 relativo alla tutela dei diritti di proprietà intellettuale da parte delle Autorità Doganali e che abroga il Regolamento (CE) n. 1383/2013 del Consiglio.

Il regolamento è consultabile al seguente link


LA CORTE DI CASSAZIONE SI PRONUNCIA SULLO STORNO DI DIPENDENTI TRA IMPRESE CONCORRENTI

Con la sentenza n. 20228/2013, depositata in data 4 settembre 2013, la Sezione I della Corte di Cassazione si è pronunciata nella controversia tra K.A. Schmersal Holding GmbH KG e Schmersal Italia s.r.l. (ricorrenti) e Detas spa. Oggetto del ricorso era la sentenza n. 248/2007 della Corte d’Appello di Milano, la quale aveva accertato il compimento di atti di concorrenza sleale mediante storno di dipendenti da parte delle ricorrenti ai danni di Detas. La Suprema Corte ha, in primo luogo, ripreso l’orientamento espresso in precedenti pronunce, in base al quale lo storno di dipendenti deve essere considerato atto di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n. 3 c.c., allorché sia attuato non solo con la consapevolezza, da parte dell’agente, dell’idoneità dell’atto a danneggiare l’altrui impresa, ma altresì con la precisa intenzione di conseguire tale risultato (animus nocendi). Nel caso di specie, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse correttamente concluso circa la sussistenza di atti di concorrenza sleale mediante storno di dipendenti, avuto riguardo a determinati elementi quali “a)la quantità dei soggetti stornati; b) la portata dell’organizzazione complessiva dell’impresa concorrente; c) la posizione che i dipendenti stornati rivestivano all’interno dell’azienda concorrente; d) la scarsa fungibilità dei dipendenti; e) la rapidità dello storno; f) il parallelismo con l’iniziativa economica del concorrente stornante”, a nulla rilevando, invece, l’attività di convincimento svolta dalla parte stornante. Secondo la Suprema Corte, infatti, ai fini di tale giudizio, ciò che rileva è il risultato che viene perseguito che è quello di crearsi un vantaggio competitivo a danno del concorrente tramite una strategia diretta ad acquisire uno staff operativo costituito da soggetti pratici del medesimo sistema di lavoro all’interno di una zona precisa. L’animus nocendi viene, dunque, individuato nell’obiettivo strategico di sottrarre lo staff costituente la struttura portante della rete distributiva dell’impresa concorrente, ossia nella “volontà di appropriarsi, attraverso un gruppo di dipendenti, del metodo di lavoro e dell’ambito operativo della concorrente”, allo scopo di paralizzarne l’attività e acquisirne lo spazio. Sulla base di tali rilievi, inter alia, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso.

La sentenza è consultabile al seguente link