|
La Corte di Giustizia dell’Unione europea si è pronunciata, in data 25 marzo 2010, causa C-278/08, circa l’interpretazione dell’art. 5, n. 1 della direttiva n. 84/104/CEE sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa, in un caso riguardante la visualizzazione su Internet di link promozionali a partire da parole chiave identiche o simili ad un marchio registrato.
La Corte, richiamando in diversi punti le argomentazioni della sentenza in cui si era pronunciata con riguardo ai procedimenti riuniti C-236/08 e C-238/08 - Google France e Google - ha stabilito che l’art. 5, n. 1, della direttiva deve essere interpretato nel senso che il titolare di un marchio ha il diritto di vietare che un inserzionista – sulla base di una parola chiave identica o simile a tale marchio, da lui scelta, senza il consenso del detto titolare, nell’ambito di un servizio di posizionamento su Internet – faccia pubblicità a prodotti o servizi identici a quelli per i quali il marchio in questione è stato registrato, qualora tale pubblicità non consenta o consenta solo difficilmente all’utente medio di Internet di sapere se i prodotti o i servizi cui si riferisce l’annuncio provengano dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo ovvero, al contrario, da un terzo.
|